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Parla con l'autore

Alexandre Zappalà e i suoi ultimi fiori.

Un giorno, bazzicando sulla mia mail, mi compare questo messaggio: uno scrittore emergente mi proponeva la lettura dei primi capitoli del suo libro per non acquistarlo a scatola chiusa, aveva notato il mio grande interesse per i libri tramite Instagram e ha probabilmente compreso che la sua creatura mi sarebbe piaciuta un sacco. E così è stato amichetti miei, Alexandre mi ha inviato i primi capitoli del suo libro L’ultimo fiore che ho in me e io l’ho adorato.
Non potevo farmi scappare l’occasione e dovevo farvelo conoscere, lui ha accettato di buon grado di farsi disturbare da me e dalle mie domande e ora spero vi godiate questa intervista, la prima della nuova rubrica

Questa rubrica vuole farvi conoscere scrittori emergenti e non tramite un’intervista/chiacchierata, cosa c’è di meglio della conoscenza di un autore se non un colloquio con lui?
Buona lettura.

Vorrei prima di tutto concentrarmi sull’autore: Chi è Alexandre Zappala e quali sono i suoi punti di forza e le sue debolezze?

Alexandre Zappalà chi è? Difficile dirlo. Un giorno spero di scoprirlo anche io…scherzi a parte, sono una persona non facilmente “catalogabile”. Da sempre sono stato capace di appassionarmi a tante attività diverse (mi interesso di finanza, ma anche di lettura, ma anche di hatha yoga, fotografia, etc.). Non sono mai stato indirizzato su un unico tipo di strada o obiettivo. E forse questo modo di essere è sempre stato uno dei miei punti di forza perché mi ha permesso di trovare sempre stimoli, qualunque cosa facessi. Altro punto di forza il mio inguaribile ottimismo. Debolezze sicuramente l’essere spesso troppo intransigente e troppo idealista…in un mondo che, pur essendo stupendo, è comunque lontano dall’essere stupendo.

Cosa l’ha spinta a dire “scriverò un libro” e di cosa parla “L’ultimo fiore che ho in me”?

Cosa mi ha spinto a scrivere? Sinceramente non lo so. Ne ho sentito il bisogno. Esattamente come anni fa qualcosa mi spingeva a scrivere e cantare canzoni. La storia è nata progressivamente, per tappe, ed ho sentito il bisogno di metterla nero su bianco. Già la storia…di cosa parla il libro? Della cosa più bella che abbiamo: l’amore e la capacità di amare. Il romanzo ci fa esplorare vari tipi di amore…fra fidanzati, fra genitori e figli, etc…e ne parla mettendoci a confronto con un altro tema: il destino, questo grande sconosciuto con cui quotidianamente ci confrontiamo. Del resto quanti di noi, spesso, si chiedono “cosa farei se avessi una possibilità, una seconda possibilità per…”, ecco il libro ci conduce in bilico fra questi due temi…amore e destino…e sul dove saremmo disposti ad arrivare per seguire il nostro cuore fino in fondo…

Durante la stesura del libro ha mai avuto momenti di sconforto o dubbi che la stavano portando a mollare? Come ha scavalcato questi ostacoli?

Momenti di sconforto mai. Non sono uno scrittore famoso. Questo mi ha dato il grande vantaggio di non avere alcuna pressione, né alcuna scadenza da rispettare. Ho scritto in totale libertà, aspettando di volta in volta l’ispirazione. L’idea iniziale era di scrivere per avere un giorno una storia da far leggere alla mia famiglia. Questa totale libertà mi ha permesso di dare sfogo alla mia fantasia.

In quali luoghi e orari ha preferito scrivere e in quali luoghi e orari ama dedicarsi alla lettura?

Ho scritto prevalentemente di sera, quando la città dormiva ed i ritmi intorno a me rallentavano. Ho scritto d’inverno, d’estate, in montagna, in casa, ovunque capitasse. Leggere invece sempre. Ogni occasione è buona per farlo. Porto sempre con me un libro. Sempre.

Qual è stato il personaggio con cui ha sviluppato più affinità e qual è stato quello che invece l’ha fatta più sanguinare?

Nessuno dei personaggi è autobiografico. In ognuno scorre qualche parte di me, ma ho cercato di dargli una vita propria. Nessuno mi ha fatto sanguinare o soffrire. E le affinità non sono state sviluppate con nessuno in particolare. Sin dall’inizio avevo deciso che avrei evitato di “preferire” un personaggio o di metterci dentro troppo di me. Sono contento di esserci riuscito e di non essere scivolato nella tentazione durante la stesura.

La scelta delle città in cui è ambientato il libro da cosa è scaturita? Inoltre possiamo incontrare la Francia, vedendo il suo nome tipicamente francese dobbiamo aspettarci qualche richiamo autobiografico durante lo scorrere delle pagine?

Le due città estere a cui sono più legato per ragioni personali sono Parigi e Mosca. Di qui la scelta di celebrarle rendendole protagoniste del mio libro. Come dicevo tratti autobiografici no, ma sicuramente mi sono divertito ed emozionato (a seconda delle pagine e delle situazioni) a rivivere le vie e le ambientazioni di queste due capitali.

Vorrei ora trattare l’Alexandre lettore: quali sono i suoi 5 libri preferiti e quali quelli che invece ha odiato?

Domanda difficile. Difficile davvero. Scegliere fra tutti i libri meravigliosi letti è complicato, ma voglio comunque tentare di rispondere. I due capolavori che tengo sempre vicino al comodino e che rileggo senza stancami mai sono sicuramente Il conte di Montecristo di Dumas e I Miserabili di Hugo. La forza narrativa di questi due libri è da brividi. Nei miei libri preferiti entrano poi di diritto quelli di Guillaume Musso (soprattutto i primi), i romanzi di John Grisham ed i capolavori di Stephen King. Ripeto però che è veramente difficile. Adoro anche i classici russi, opere come Delitto e Castigo o Anna Karenina dovrebbero essere riletti decine di volte. Libri odiati? Nessuno. Non riesco ad odiare i libri, diciamo che alcuni generi mi piacciono di meno. Il puro stile rosa, piuttosto che i libri a forte vocazione storica, o i libri eccessivamente descrittivi (mi vengono in mente alcuni lavori di Joyce) non sono il mio forte.

C’è un libro che lo ha iniziato al mondo della lettura? Ce ne parli.

A mia memoria i primi tre libri che mi hanno entusiasmato, quando ero bambino, sono stati “Senza famiglia” e “L’isola del tesoro”. Ero molto piccolo, ma con questi libri ho iniziato a capire che leggendo potevo vivere infinite storie ed infiniti libri. Da allora, questa passione non mi ha mai più abbandonato.

“L’ultimo fiore che ho in me” è disponibile sia in versione cartacea che digitale, è anche lei un amante dell’ ebook o non riesce a rinunciare alla carta?

Il fatto che il mio libro sia disponibile anche in ebook è dovuto semplicemente all’esigenza di stare al passo con i tempi. Personalmente credo che il fascino del cartaceo ed il piacere di poter sfogliare un “libro vero”, siano inarrivabili per un libro digitale. Devo però ammettere che gli ebook hanno anche dei vantaggi: prezzi di acquisto più contenuti (in un’epoca di crisi ha facilitato l’accesso alla lettura) e riduzione dell’ingombro (sia per portare in giro i libri, sia per conservarli in casa).

3 tipi di persone a cui consiglierebbe la lettura del suo libro e 3 a cui la sconsiglia.

rima ho detto che sono sempre stato difficilmente catalogabile. In questo il libro mi rispecchia bene. Non essendo facilmente catalogabile è adatto a tanti tipi di lettore. È piaciuto molto a persone che amano il genere rosa, a chi adora King, a chi adora Coben, ai fans di Grisham, di Musso, di Levy, della Sanchez. Questo perché la trama parla di amore, ma anche di destino, anche di mistero…la caratteristica del libro infatti è che “nulla è come sembra”…e le sorprese sono continue…anche il passaggio frequente da una visione razionale ad una sovrannaturale (voluta per confondere il lettore fino alla fine) rende il libro “divertente” per tanti tipi di lettore. Lo sconsiglio sicuramente a chi non vuole sentire parlare di amore e sentimenti perché, come ripeto, il romanzo tratta prevalentemente di questo bellissimo sentimento.

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Dove tu sei, quella è casa. Emily Dickinson

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